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IL
PROCESSO DI VENDITA: INTERROGATORIO O SCOPERTA?
Durante
i corsi vendita e i seminari commerciali di formazione vendita, spesso
si parla della tecnica delle domande come di uno strumento efficace per
estrarre informazioni dall’interlocutore, oppure per facilitarne il
movimento nella direzione auspicata dal venditore o dall’agente.
Pur
essendo convinto di ciò, le domande che fai spesso non producono i
risultati che vorresti.
Ciò
potrebbe capitare per la struttura delle domande stesse, e per
l’intento che, dietro di esse, ne guida l’enunciazione.
Oltre
che per fini informativi e conoscitivi, le domande servono per stabilire
una relazione con l’interlocutore, metterlo a proprio agio,
consentirgli di aprirsi e parlare dei suoi bisogni. Dietro alle domande
dovrebbe idalmente celarsi un sincero interesse per l’interlocutore.
Questo
è il punto al quale molti professionisti della vendita deragliano dai
binari dell’efficacia: le domande poste non dovrebbero far sentire
l’interlocutore posto con le spalle al muro, oppure servito su un
piatto d’argento e sacrificato alla positiva conclusione della
trattativa di vendita.
Faccio
un esempio: poniamo che io sia un venditore di polizze sulla vita. Vado
dal cliente e, durante la fase preliminare, percepisco un certo
interesse per una data polizza. Stabilito ciò, gli dico: “Sig.
Cliente, lei è una persona che ama molto la sua famiglia, vero?” Al
che egli risponde di si. Poi faccio: “Quindi, vorrà essere sicuro che
la sua famiglia possa contare su una rendita certa nel caso, deprecabile
e che speriamo non si realizzi mai, che lei non riesca più ad
occuparsene, vero?” Nuova risposta affermativa del cliente.
“Quindi”, continuo, “probabilmente ritiene anche che sia arrivato
il momento di pensare a qualche copertura che la agevoli in una
eventualità del genere, non è così?” A questo punto mi aspetto il
terzo sì, ed invece raccolgo un “No” oppure un’obiezione che mi
fa improvvisamente stallare. Dove ho sbagliato?
In
questo esempio, io ho chiaramente manipolato il potenziale cliente, ed
entrambi ne siamo consci. Egli si indispettisce, e perde in un attimo la
fiducia che aveva riposta in me. Questa fiducia, qualunque cosa io
faccia da qui in avanti, non sarà più recuperata. Il mio intento ha
avuto obiettivi meramente egoistici, ed il potenziale cliente l’ha
chiaramente percepito.
Ricordiamoci
che uno degli scopi delle domande è quello di creare un rapporto di
fiducia, e ciò si ottiene dimostrando sincero interesse per i bisogni
del potenziale cliente. Di conseguenza, le domande di cui sopra vengono
percepite, dal potenziale cliente stesso, come generatrici di un
interesse a senso unico, e come un piano programmato per farlo sentire
colpevole qualora dica “No”.
Proviamo
a riavvolgere il nastro e a ricreare il dialogo. Gli dico: “Sig.
Cliente, a questo punto mi è chiaro che la sua famiglia le sta molto a
cuore, e mi piacerebbe sentire da lei come crede che una polizza vita la
possa aiutare a raggiungere la certezza di aver fatto tutto il possibile
per i suoi cari”. A questo punto taccio, e lascio che sia lui a dirmi
perchè vuole o non vuole sottoscrivere.
Iniziando
a parlare, si convince emotivamente dei vantaggi che la polizza può
dargli, in termini di protezione dei suoi cari, e l’unica cosa che
devo fare è esplorare con lui tutte le possibilità.
A
questo punto me ne esco con: “Mi sembra di capire che veda molti
benefici per lei e i suoi cari; a questo punto, cosa la trattiene dallo
stipulare la polizza ora?” Nuovamente, lascio spazio al prospect, e mi
assicuro che mi dica tutto ciò che ha in mente. La causa più frequente
per cui si procrastina una decisione, è perchè si ha timore che la
decisione stessa sia sbagliata; quindi, solo se io ho sul tavolo tutti i
pensieri del potenziale cliente, sono in grado di aiutarlo a decidere.
A
questo punto posso tentare una chiusura dicendo: “Nell’ipotesi che
le dimostri il modo di superare gli ostacoli dei quali mi ha appena
parlato, posso contare sulla sua adesione?”
E’
facile che una domanda del genere dia l’ultima spinta al potenziale
cliente, facendogli toccare con mano il mio interesse a risolvere, a
beneficio di entrambi, le problematiche che mi ha messo sul tappeto. E
contemporaneamente, è probabile che io ottenga il primo segnale
d’acquisto.
Quindi,
è la formulazione delle domande e le intenzioni che sottendono che
possono aiutare , od ostacolare, la positiva conclusione di una
trattativa di vendita.
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